Come fare

Cohousing e Social Housing: abitare in spazi condivisi

9 Gen , 2013   -   di

Sei lì davanti alla tua pagina Facebook e vuoi mostrare ai tuoi amici qualcosa che reputi interessante: un link, una foto, un pensiero. L’operazione è semplice: con grande leggerezza si può cliccare sul tasto “Condividi”. Il coinvolgimento è minimo: se gli interessi cambiano il tasto “Elimina” è subito a disposizione. Il mondo virtuale è quindi un mondo condiviso, dove ogni idea può essere messa in comune: è possibile condividere anche gli spazi abitativi? Certo con il Co-housing.

Si tratta di comunità residenziali in cui i benefici, che nascono dal vivere in un piccolo villaggio, vengono associati all’autonomia delle abitazioni private. Ci si sente parte di un’aggregazione e, pur mantenendo la propria indipendenza, si condividono alcuni spazi in un’ottica sociale, ma anche di risparmio. La progettazione degli edifici è “partecipata” in uno stile che non è di tipo gerarchico: ciascuno può avanzare proposte  che vengono valutate e votate. Le dimensioni pubblica e privata di una casa si uniscono con l’intento di ridurre gli sprechi, acquistare beni e servizi in modo collettivo, sentirsi meno vulnerabili perchè appartenenti ad una collettività in cui ciascuno ha il proprio ruolo e contribuisce al benessere di tutti.

Nel concreto si tratta di una trentina di unità abitative riservate a single o a famiglie in cui si condividono i servizi essenziali come laboratori per il fai da te, nidi per i bambini, luoghi di aggregazione per anziani, stanze per gli ospiti, giardini o auto… La progettazione degli spazi viene dunque fatta in un’ottica comunitaria in cui anche i lavori di ristrutturazione e manutenzione vengono condivisi.

I primi esempi di Co-housing si possono trovare in Scandinavia già a partire dagli anni ’60, altri esempi attuali sono quelli di Giappone, Usa, Canada, Australia, Olanda e Inghilterra. L’Italia non è da meno. A Milano, a pochi passi dal Politecnico, in un ex opificio già da due anni esiste un Cohousing con i seguenti spazi condivisi: un bel giardino, una piscina, un deposito di gas, una laveria e una stireria. Di questi servizi usufruiscono una trentina di famiglie che vivono in loft e mansarde private.

In senso più generalista anche il moderno Social housing, l’abitare sociale, cioè le forme di edilizia popolare pensate nelle città per chi non riesce ad acquistare un immobile o a sostenere il costo di un affitto, ma allo stesso tempo ha un reddito troppo alto per accedere alle graduatorie dell’edilizia residenziale pubblica, possono essere un esempio di Cohousing. Le nuove case popolari, edificate in un contesto sociale di condivisione dei servizi, sono realizzate con i principi della bioedilizia e con criteri ecosostenibili.

Nei prossimi giorni, sempre a Milano, sarà inaugurato il progetto denominato “Cenni di Cambiamento”: un’area di 17.000 metri quadri, progettata dall’architetto fiorentino Fabrizio Rossi Prosi, con 124 appartamenti di classe energetica A. Gli spazi comuni sono molteplici ed elementi archittetonici come ballatoi, ponti, scalinate e androni sono stati pensati in modo da favorire le relazioni della piccola comunità.


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