Finiture

Gli infissi in pvc sono davvero pericolosi?

13 Mag , 2015   -   di

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Gli infissi in pvc sono ormai da tempo nell’occhio del ciclone a causa di una polemica che investe la loro presunta pericolosità. Come noto infatti, il polivinile di cloruro è un materiale plastico, molto usato nei lavori edilizi, derivante da cloro e carbonio, cui per esigenze particolari si possono aggiungere plastificanti come lo ftalato. La necessaria rigidità viene poi conferita da lubrificanti e additivi, tra i quali anche i coloranti, oltre a prodotti antitaglio e antincendio. Il rischio cui spesso è associato il polivinile di cloruro, è quello esistente nella fase di lavorazione degli infissi, nel caso non siano rispettate le norme di sicurezza relative alle attrezzature e alle protezioni individuali, tese ad impedire l’inalazione di prodotti nocivi. Rischio che  non riguarda l’uso nelle abitazioni, confinato in pratica al solo ciclo finale della vita dei serramenti, quando venuta meno la temperatura ambiente essi potrebbero effettivamente rilasciare sostanze nocive.

A tal proposito, va ricordato come una ricerca effettuata nel 2012, e commissionata dall’European Council of Vinyl Manufacturers (ECVM), abbia dato un risultato per molti versi sorprendente e inequivocabile, in base al quale il pvc sarebbe un materiale molto ecologico lungo tutto il suo ciclo di vita. Va però messo in rilievo come a commissionare la ricerca sia stata proprio l’associazione che rappresenta la totalità dei produttori di materie plastiche del vecchio continente e abbia perciò finalità ben precise, che vengono del resto raggiunte nella ricerca se si pensa che alla fine il pvc risulta superiore ai concorrenti diretti nel settore degli infissi, ovvero il legno e l’alluminio.

Una posizione del tutto contraria al polivinile di cloruro è invece stata assunta  dal CHEJ, associazione che si batte per la tutela dei consumatori degli Stati Uniti . Alla base di questa posizione intransigente, sarebbero i dati riscontrati nelle zone vicine agli stabilimenti ove si lavora il polivinile di cloruro, con i livelli di diossina che risulterebbero superiori in misura di tre volte rispetto alla media nelle persone che vi abitano. Una posizione suffragata dall’abbandono della materia nei processi produttivi effettuata da parte di un lungo elenco di aziende di rilievo come IKEA, Apple, Microsoft, Carnegie ed altre.

Coloro che invece appoggiano la sostanziale assenza di nocività del pvc, partono da una semplice constatazione: se questo materiale fosse così pericoloso, perché viene usato per i guanti dei chirurghi, nelle sale operatorie o nelle sacche di sangue? In effetti sembra un vero suicidio di massa usare un materiale dannoso nelle apparecchiature mediche. Insomma il dibattito sembra ben lungi dal dare risultati conclusivi.
Per quanto riguarda l’Italia, va ricordato che i serramenti in pvc necessitano comunque di marchio di qualità da parte delle aziende facenti parte del gruppo SIPVC, sin dal 1994. Per poter avere il marchio di qualità, vanno rispettate alcune regole base come la necessità di seguire il protocollo REACH per i composti chimici, proprio al fine di rispettare l’ambiente, l’uso di composti G Compound, ovvero non recanti piombo,cadmio, metalli pesanti nocivi e additivi, e il totale rispetto delle normative UNI EN 12608:2005 e UNI EN 14351-1:2010. Il tutto in attesa di nuovi studi in grado di sbrogliare del tutto la matassa.


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