Casa Green

I giardini verticali: la natura incontra l’edilizia urbana

26 Feb , 2013   -   di

I giardini verticali sono spesso stati definiti opere d’arte per la loro bellezza. Utilizzati spesso in città sulle pareti di grandi edifici, non solo portano alla zona circostante un beneficio estetico, ma anche numerosi altri vantaggi, tra cui una migliore regolazione termica, poiché la parete non si scalda eccessivamente e quindi permette un discreto risparmio energetico, un buon isolamento acustico e un grande contributo nella depurazione dagli inquinanti atmosferici grazie alla cattura delle polveri sottili tipiche degli ambienti urbani.

Sono la soluzione ideale per abbellire spazi cittadini e nascondere cantieri o altre brutture cittadine, ma possono essere usati anche come soluzione esterna di edifici pubblici e privati. Ecco tre esempi di impiego dei giardini verticali in tutto il mondo.


SCOPRI DI PIU’ sui giardini verticali


1. I green green screen: recinzioni provvisorie a Tokio

I green green screen sono muri temporanei ricoperti di verde. A inventarli è stato l’architetto Klein Dytham che li ha impiegati per nascondere un cantiere creato per la costruzione di un palazzo con uffici e appartamenti progettato da un altro grande architetto, Tadao Ando, a Omotesando, quartiere dello shopping di Tokio che rappresenta il punto di incontro perfetto tra moda e architettura.

240 metri di lunghezza che hanno ospitato pannelli, decorazioni geometriche e ben 13 tipi di piante diverse, che hanno cambiato colore seguendo il ritmo delle stagioni. La struttura modulare dei pannelli li rende inoltre riutilizzabili per allietare nuove zone e nuovi cantieri.

2. L’arte verde verticale di Patrick Blanc: per parchi, edifici e locali

Patrick Blanc si fa notare per le sue meches verde vegetale tra i capelli biondi. Un segno fisico sempre visibile della sua grande passione per la botanica ma soprattutto a ricordare che lui è il vero papà del giardino verticale. Il primo risale al 1994, anno in cui presentò la sua invenzione al Festival International des jardins di Chaumont-sur-Loire. Subito fu chiamato a realizzare il muro vegetale del Parc Floral del Bois de Vincennes, ancora oggi un simbolo di Parigi. Da allora le sue creazioni verticali ricoprono non solo muri di parchi ma anche di edifici, non solo a Parigi ma in tutto il mondo. Le opere più importanti si trovano al Museo Quai Branly, al Caixa Forum e alla Torre de Cristal di Madrid, all’Orangerie del Palais du Luxembourg, all’ambasciata francese a Nuova Delhi in India, al Parlamento europeo a Bruxelles, a Plaza de Espana a Santa Cruz de Tenerife. Il suo verde impreziosisce anche gli interni di alberghi, ristoranti ed eleganti negozi da Shangai a Los Angeles.

Il Caixa Forum di Madrid è stato progettato da Herzog & de Meuron a partire dalla struttura di una vecchia centrale elettrica. Patrick Blanc ha collaborato al progetto con una parete verde di 24 metri, con 15000 piante e 250 specie diverse.

Il Museo Quai Branly di Parigi, vicino alla Senna e alla Torre Eiffel, è un progetto di Jean Nouvel a cui Patrick Blanc ha contribuito con un muro vegetale di 800 metri quadri di piante provenienti da Giappone, Cina, Europa e Stati Uniti.

3. Un esempio italiano: il bosco verticale di Milano

In Italia, proprio a Milano, è in corso un ambizioso progetto che trasformerà un pezzo di città in un bosco. Lo studio di architettura Boeri sta infatti costruendo due torri residenziali all’interno del quartiere Isola nell’ambito del progetto “Porta Nuova”: 300 mila metri quadri che per l’Expò 2015 dovranno essere stati completamente riqualificati secondo criteri di ecosostenibilità e soluzioni green pronte a stupire.
Si tratta della Torre D di 17 piani, alta 78 metri, e della Torre E di 24 piani e 111,15 metri di altezza, le cui facciate ospiteranno 120 arbusti di grandi dimensioni, 544 di taglia media e oltre 4mila piccoli arbusti.


GUARDA TUTTE LE INTERVISTE A Stefano Boeri


Una ecostruttura pensata nei minimi dettagli, che abbraccia la tecnologia per garantirne sviluppo, manutenzione e crescita. Il progetto è solo uno dei 6 che lo studio Boeri ha immaginato per una nuova BioMilano, che diventerebbe così il simbolo di un ritrovato equilibrio tra natura, uomo e produttività.

 


Sfoglia la galleria con tutte le foto
[Not a valid template]



, , , , , , , , ,


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *