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Il fallimento del piano 20-20-20

3 Set , 2014   -   di

 

Il Piano 20-20-20 è la risposta europea al fallimento del Protocollo di Kyoto. L’accordo, che avrebbe dovuto costituire la chiave di volta nella lotta all’effetto serra che sta lentamente strangolando il pianeta, è un compromesso al ribasso elaborato soprattutto per dare un contentino all’opinione pubblica mondiale, ma in effetti sembra del tutto privo di contenuti risolutivi., L’Unione Europea, quindi, ha elaborato questo provvedimento su una piattaforma scarsamente ambiziosa, malgrado l’obiettivo punti alla riduzione, entro il 2020, del 20% di emissioni nocive e dei consumi energetici, oltre a implementare del 20% la quantità di energia derivante da fonti rinnovabili.

Se in origine il piano europeo sembrava avere un respiro ben più ampio del Protocollo di Kyoto, piegato alle logiche di paesi che non hanno alcuna intenzione di ridurre la propria capacità produttiva, all’atto pratico esso è stato minato dalla mancata obbligatorietà degli obiettivi fissati.  Una dimenticanza che ne ha sancito fallimento, come messo in rilievo da un report dell’esecutivo continentale pubblicato da EurActiv. In base al documento, infatti, sarebbe possibile il raggiungimento solo di un 18-19% di efficienza energetica, mancando di fatto un obiettivo vero, che pure nei mesi passati sembrava ampiamente a portata di mano. Un fallimento quindi non drammatico, se non fosse che anche il piano per il 2030 sembra nascere con la zavorra degli stessi vizi che hanno gravato sul Piano 20-20-20, derivanti dalla difficoltà di portare a convergere posizioni spesso agli antipodi.

Non sarebbero infatti bastate le insistenze del Commissario all’Energia, Gunther Oettinger, per rendere vincolante l’obiettivo da raggiungere entro il 2030, a causa dell’opposizione di alcuni paesi guidati dal Regno Unito. Una opposizione che pare motivata dalla volontà di preservare il costo del carbonio da conseguenze negative, come emerso dalle dichiarazioni provenienti da fonti interne all’esecutivo guidato da Cameron. Anche l’obiettivo fissato in questo caso, il 28%, sarebbe del resto ben poca cosa rispetto all’ambizioso 40% che sembrava dovesse essere posto come asticella in grado di ovviare anche al fallimento del piano precedente.  Un obiettivo peraltro sponsorizzato da paesi all’avanguardia nell’isolamento termico degli edifici e nel portare avanti il concetto di efficienza energetica come Germania e Italia.


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